A Sant' Aniello 'a jurnata fa 'nu passo 'e pecuriéllo. A Sant' Aniello la giornata fa un passo di pecorella. Ossia nel giorno di S. Aniello (13 gennaio) la giornata incomincia ad allungarsi.
Il classico formaggio a
pasta filata ottiene finalmente un meritato marchio di
riconoscimento. La produzione, concentrata principalmente nell'area
campana, segue un processo di lavorazione rimasto inalterato nel
corso dei secoli. Le origini del nome
Chi non ricorda i sospiri di simpatiche
fanciulle che addentano una bianca mozzarella?
O corse forsennate di furgoncini per
consegnare questo delizioso formaggio a pasta
bianca filato mantenendone intatta la freschezza?
La pubblicità televisiva informa i consumatori di tutta Italia e
li invoglia all’acquisto di questo formaggio, sulla scia di
un incremento dei
consumi che non conosce battute d’arresto.
Ma si tratta davvero
della mozzarella
conosciuta a suo tempo dai napoletani? A termini di legge si. Ma non è mozzarella di bufala campana.
Da qualche mese i consumatori
avrebbero dovuto fare attenzione ad un nuovo marchio, quello della d.o.p. (denominazione di orgine
protetta) "mozzarella
di bufala campana". Esso certifica
che la mozzarella
così contrassegnata è stata prodotta osservando il disciplinare di
produzione approvato dalla unione europea con apposito regolamento
che garantisce la provenienza e le modalità di trasformazione
del latte bufalino.
In particolare esso certifica che
il formaggio è stato ottenuto interamente da latte bufalino
prodotto da allevamenti e trasformato da caseifici
ricadenti nella zona d’origine della mozzarella;
quest’ultima viene individuata dall’intera provincia di
Caserta e Salerno, da numerosi comuni della provincia di Napoli,
Latina e Frosinone e da alcuni della provincia di Roma e
Benevento. Il regolamento UE n.1107 del 12/6/96 prevede la caseificazionemungitura.
Tutti gli altri prodotti, quindi, siano essi ottenuti
parzialmente o totalmente con latte bufalino, anche se prodotti
all’interno dell’area individuata dalla d.o.p., ma che
non rispettano il disciplinare di produzione della mozzarella di bufala Campana,
potranno fregiarsi unicamente del titolo di mozzarella. secondo le
antiche regole di produzione, tramandatesi di generazione in generazione,
a non più di 16 ore dalla mungitura.
Tutti gli altri prodotti, quindi, siano essi ottenuti
parzialmente o totalmente con latte bufalino, anche se prodotti
all’interno dell’area individuata dalla d.o.p., ma che
non rispettano il disciplinare di produzione della mozzarella di bufala Campana,
potranno fregiarsi unicamente del titolo di mozzarella.
Figlio di madre greca e padre latino, ascendenti normanno-svevi, angioini, aragonesi e austriaci, il napoletano può definirsi perfettamente lingua al pari dell'italiano.
Il napoletano è lingua o dialetto? Quesito interessante, tant'è che un nostro lettore, Aldo Cigliano, napoletano luntano a Napule, sostenitore della prima tesi, contraddetta da amici sostenitori della seconda, ci chiede qualche supporto ideologico che dia corpo e sostanza alle sue argomentazioni.
Lo facciamo volentieri, non senza però premettere alcune riflessioni che, a nostro sommesso parere, stanno a monte della questione.
C'è da riflettere innanzitutto su un dato apparentemente banale, ma che è comunque importante: noi parliamo e scriviamo in italiano (noi abitatori della penisola, dall'Alpe alla Sicilia). Che vuol dire? Che preferiamo adoperare questo mezzo di comunicazione che facilita enormemente la nostra vita di relazione.
Vi immaginate se gli interscambi avvenissero senza ricorrere ad un unico codice (l'italiano) ma incrociando i vari codici regionali o locali? Però, attenzione, questo giudizio può essere fuorviante, poichè non ha nulla a che fare con le definizioni, in termini di paragone, di lingua e dialetto. Prendiamo il paragone più ovvio: tra l'italiano e il napoletano.